Importare un veicolo e immatricolarlo in Italia: la mappa completa
Aggiornata il 22 settembre 2026
La risposta breve: un veicolo immatricolato all’estero si nazionalizza per due strade, e a deciderlo è un solo documento: il COC, Certificate of Conformity. Se c’è, la pratica è documentale e si chiude in 2-6 settimane. Se manca, o se il veicolo è extra-UE, servono la dogana e la visita e prova al CPA. In entrambi i casi il risultato è la targa italiana e il Documento Unico. La regola d’oro: fai verificare i documenti prima di pagare il veicolo.
Percorso 1: veicolo UE con COC
Germania, Francia, Spagna, Benelux: mercati enormi, prezzi spesso migliori, documenti standardizzati. Il COC attesta che il veicolo è conforme a un tipo omologato europeo, e con quello la pratica è amministrativa:
- verifica documentale e traduzioni dove richieste, con documenti di circolazione esteri e atto di acquisto;
- pagamento di IPT e diritti;
- immatricolazione con targhe italiane e Documento Unico.
Tempi tipici 2-6 settimane, e il veicolo non deve essere ispezionato.
Attenzione all’IVA, che è la voce dove si sbaglia di più. Usato comprato da privato: nessuna IVA aggiuntiva. Da concessionario in regime del margine: inclusa. Veicolo “nuovo” ai fini IVA, cioè con meno di 6 mesi oppure meno di 6.000 km: IVA al 22% dovuta in Italia anche se già pagata all’estero, dove poi va recuperata.
Percorso 2: senza COC, oppure extra-UE
Senza COC le opzioni sono due: richiedere al costruttore un estratto dei dati tecnici, quando esiste una corrispondenza con un tipo omologato, oppure passare dal collaudo al CPA, che accerta direttamente le caratteristiche del veicolo.
Per gli extra-UE, cioè Stati Uniti, Regno Unito dopo la Brexit, Svizzera, Giappone, prima della parte tecnica c’è la dogana:
| Voce (auto) | Aliquota |
|---|---|
| Dazio | 10% su valore più trasporto |
| IVA | 22% su valore più trasporto più dazio |
Poi vengono gli adeguamenti tecnici: fari da mercato americano, indicatori di direzione rossi da convertire, tachimetro in miglia, catadiottri. Su alcuni modelli sono mezz’ora di lavoro. Su altri sono il motivo per cui l’affare non era un affare.
Il vincolo che sorprende tutti: 60 giorni
L’art. 93-bis CdS vieta a chi risiede in Italia da più di 60 giorni di circolare con un veicolo immatricolato all’estero e intestato a sé, con eccezioni per leasing e comodati aziendali esteri registrati. Le sanzioni arrivano fino alla confisca.
Tradotto: il «poi la immatricolo con calma» non esiste. Il piano di nazionalizzazione va fatto prima che il mezzo entri in Italia.
La checklist prima del bonifico
- COC presente? Chiedilo esplicitamente, in copia.
- Documenti di circolazione completi: per la Germania servono Teil I e Teil II.
- Telaio corrispondente ai documenti, storia chilometrica verificabile.
- Regime IVA chiaro: privato, margine oppure nuovo ai fini IVA.
- Per gli extra-UE: preventivo di dazio, IVA e adeguamenti fatto prima.
Con questi cinque punti in mano l’importazione è una pratica prevedibile. Senza, è una lotteria.
Il momento giusto per coinvolgerci è prima del bonifico: con i documenti del veicolo, o anche solo con l’annuncio, verifichiamo fattibilità, costi doganali e adeguamenti necessari. Il check di fattibilità è gratuito, e più di una volta ha fermato acquisti che sarebbero costati il doppio del previsto.
In sintesi
- Veicolo UE con COC: pratica documentale in 2-6 settimane, senza collaudo. Senza COC o extra-UE: serve la visita e prova al CPA.
- Il COC (Certificate of Conformity) attesta l'omologazione europea del veicolo: chiedilo SEMPRE al venditore prima dell'acquisto.
- Extra-UE: prima la dogana (per le auto dazio 10% e IVA 22% su valore più trasporto), poi conformità tecnica e immatricolazione.
- Usato UE da privato: nessuna IVA aggiuntiva; veicolo «nuovo» ai fini IVA (meno di 6 mesi o 6.000 km): IVA dovuta in Italia.
- Chi risiede in Italia da più di 60 giorni non può circolare con veicolo a targa estera intestato a sé (art. 93-bis CdS), salvo eccezioni.
Domande frequenti
Ho comprato in Germania: quali documenti mi servono?
Zulassungsbescheinigung Teil I e Teil II, cioè i due «libretti» tedeschi, atto di vendita e, idealmente, il COC. Con questi la nazionalizzazione è documentale; senza COC serve il collaudo oppure l'estratto dei dati tecnici dal costruttore.
Il venditore non ha il COC: rinuncio?
Non necessariamente: si può richiedere al costruttore, con costi e settimane di attesa, oppure passare dal collaudo. Ma il prezzo del veicolo dovrebbe scontare questa mancanza: usalo in trattativa.
L'IVA la pago in Italia o all'estero?
Per un usato comprato da privato nessuna IVA aggiuntiva. Da concessionario in regime del margine è inclusa. Se invece il veicolo è «nuovo» ai fini IVA (meno di 6 mesi o meno di 6.000 km) l'IVA è dovuta in Italia anche se già pagata all'estero, dove poi si recupera. È l'errore fiscale più costoso della materia.
Posso guidare il veicolo dall'estero fino in Italia?
Sì, con targa di transito o export del paese di origine, per esempio le Kurzzeitkennzeichen tedesche, e assicurazione temporanea. Una volta in Italia il mezzo resta fermo fino all'immatricolazione.
Un'auto americana si può sempre immatricolare?
No: deve poter raggiungere la conformità tecnica su luci, strumentazione ed emissioni per l'anno di costruzione. Alcuni modelli richiedono adeguamenti costosi: la fattibilità va verificata prima dell'acquisto, non dopo.
Un veicolo dal Regno Unito, dopo la Brexit, conviene?
Va calcolato: dazio e IVA spostano il conto di circa il 30%, e la guida a destra limita il mercato di rivendita. Per storiche e modelli rari può ancora convenire, per un'utilitaria quasi mai.
Fonti
La teoria è qui. La pratica la facciamo noi.
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